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Archive for the ‘public speaking’ Category

Oggi vi voglio segnalare una serie molto ben riuscita di presentazioni dedicate alla presentazione efficace, a cura del mio amico Gianluca Giansante.

Gianluca, oltre a essere il responsabile comunicazione e relazione con i cittadini della Regione Lazio si occupa di comunicazione politica e di politica online, argomenti ai quali ha dedicato già due libri. L’ultimo è uscito qualche giorno fa con il titolo “La comunicazione politica online“.

Queste presentazioni sono una sorta di sintesi del suo lavoro e lo ringraziamo per la sua generosità. Ve le presento in sequenza partendo da quelle che più interessano questo blog, ovvero la presentazione efficace.

Buona lettura!

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Per chi va di fretta (e chi, oggi, non va di fretta), e non vuole perdersi almeno i titoli delle cose più interessanti pubblicate in giro su presentazioni e public speaking, suggerisco di dare almeno un’occhiata alla rassegna settimanale public speaking tips, curata da Andrew Dlugan.

Week In Review

 

Questa settimana ad esempio sono segnalati bellissimi articoli sull’uso delle metafore, sulla gestione dell’imbarazzo, o sulla comunicazione non verbale.

Oltre ai consueti riferimenti a presentazioni memorabili trovate in giro.

Da leggere e sottoscrivere.

 

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Le persone cercano significati generali alle cose che diciamo loro. A volte li trovano nelle storie che gli raccontiamo, a volte nei nettagli che non abbiamo considerato, a volte nel non detto delle nostre affermazioni. Le persone attribuiscono un senso complessivo a quello che diciamo, e lo fanno che lo vogliamo o no.

Le persone vogliono sapere il perché delle cose, e solo dopo si interessano al “cosa” o al “come”. A volte il perché è scontato, mentre in altri casi dobbiamo sforzarci di trasmetterlo. Sono temi importanti per le presentazioni, che determinano il loro andamento e la loro architettura: esistono architetture del “come” e architetture del “perché”, anche se dobbiamo essere consapevoli che una risposta al “perché” (perché siamo qui, perché ci dici questo, perché dovrei ascoltarti) verrà comunque data.

Sono temi davvero importanti, e per questo ho apprezzato molto il post di Garr Reynolds sull’argomento, ma ancora di più mi è piaciuta la presentazione di Simon Sinek alle TED che Garr segnala.

Prendetevi un quarto d’ora per guardarla: una lezione magistrale di public speaking (notate come ripete il messaggio chiave in punti specifici del discorso) oltre che un’importante digressione sul tema di ciò che  crea senso nelle nostre vite.

Ci sono anche i sottotitoli.

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Apprezzo molto la buona volontà e le capacità di Andrew Abela come specialista di presentazioni. Ma quando ha messo online i suoi video relativi a un seminario che ha tenuto recentemente ho avuto un moto di pietà. Non tanto per lui, che anzi fa uno sforzo per  essere professionale e persino brillante, quanto per il setting scadente del corso stesso.

Altro che sale illuminate, platee attente e tecnologie d’avanguardia: spesso quando si fa questo mestiere ci si scontra con setting poveri, allievi demotivati e tecnologie recuperate in cantina. E allora, in nome della pagnotta e dell’amor proprio, bisogna fare buon viso a cattivo setting.

Una volta ho tenuto un corso in una banca: quando sono arrivato ci ho messo mezz’ora per trovare il mio referente. Quando l’ho trovato mi ha detto “ah, era oggi?”. Abbiamo recuperato di alla meglio gli “allievi”, abbiamo recuperato alla meglio una stanza, poi il PC della prima guerra mondiale e infine un’allieva mi  ha dato alcuni suoi lavori da controllare. Su un floppy disk.

E insomma, bravo Andrew.

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Olivia Mitchell e è sicura, e Jonh Medina anche: quando presentiamo in pubblico ogni 10 minuti è necessario introdurre  un break cognitivo. Medina dice esplicitamente:

“I decided that every lecture I’d ever give would come in discrete modules. Since the 10 minute rule had been known for many years, I decided the modules would last only 10 minutes”.

Questa regola è conosciuta anche come “Regola del gancio” (hook): ogni 10 minuti pianificare una transazione/variazione con il pubblico. Potreste raccontare una storia, introdurre una sessione di domande e risposte, mostrare un video, distribuire qualcosa alla platea, fare il classico gioco dell’alzata di mano (“Quanti di voi hanno un account Twitter?”) eccetera.

Quello che so è che nella mia esperienza questa regola è stata abbastanza interiorizzata da non aver bisogno di richiamarla alla mente ogni volta o di guardare continuamente l’orologio. Non so se 10 minuti siano davvero un tempo-limite standard: quello che è certo  è che tra l’andare spediti per 3 ore fregandosene altamente di chi abbiamo di fronte e il pianificare come un ossesso un break ogni 10 minuti ci sono onorevolissime vie di mezzo.

Come dice il saggio, la consapevolezza è il primo passo verso la guarigione :-)

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Vi segnalo qualche risorse dedicata, in generale alla corporeità durante le presentazioni. L’argomento è vastissimo e naturalmente ci sono decine di manuali e altre risorse sul tema. Ma questi articoli si focalizzano su alcune piccole-grandi cose che vale la pena di tenere in considerazione.

Speech Gesture Size Should Scale with Your AudienceIl primo, dal blog Six minutes, è dedicato al rapporto gesto-spazio (in generale la tesi è che più è vasta l’audience più grandi devono essere i gesti e viceversa).

Il secondo è dedicato ad un aspetto chiave del public speaking, ovvero il contatto oculare. Olivia Mitchell dà 8 consigli per migliorare questa competenza-chiave.

Infine, sempre da six minutes, un articolo dedicato alla prossemica e all’uso dello spazio “intimo” per migliorare le performance della presentazione.

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Il tema non è all’ordine del giorno nel nostro Paese, mentre negli Stati Uniti sta diventando uno standardACSB Twitter Policy_callout o quantomeno una tendenza. Parliamo della gestione delle conversazioni che la platea intrattiene sui social media durante una presentazione.

Imparare a gestire questa dinamica e a trasformarla in una risorsa da quelle parti sta diventando un fatto strategico: mentre noi parliamo le persone twittano, messaggiano, parlano e sparlano di noi allegramente. Che fare?

Cliff Atkinson ha dedicato a questo tema addirittura un libro: The Backchannel: How Audiences are Using Twitter and Social Media and Changing Presentations Forever. con tantissimi consigli utili (a proposito, ha messo a disposizione un capitolo da scaricare. Imparate, editori italiani) .

Il libro si va ad aggiungere a quello scritto da Olivia Mithell e che è scaricabile in PDF gratuitamente.

Sempre Cliff ha creato un wiki sull’argomento, nel quale potrete trovare un elenco di tools per gestire le conversazioni durante le presentazioni. E naturalmente anche un blog.

Un tema sul quale dovremo confrontarci davvero tutti negli anni a venire.

Update: ecco un tool gratuito per fare interagire Twitter con Powerpoint durante una presentazione.

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