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Oggi vi voglio segnalare una serie molto ben riuscita di presentazioni dedicate alla presentazione efficace, a cura del mio amico Gianluca Giansante.

Gianluca, oltre a essere il responsabile comunicazione e relazione con i cittadini della Regione Lazio si occupa di comunicazione politica e di politica online, argomenti ai quali ha dedicato già due libri. L’ultimo è uscito qualche giorno fa con il titolo “La comunicazione politica online“.

Queste presentazioni sono una sorta di sintesi del suo lavoro e lo ringraziamo per la sua generosità. Ve le presento in sequenza partendo da quelle che più interessano questo blog, ovvero la presentazione efficace.

Buona lettura!

Un’altra bellissima presentazione che vale la pena di guardare e scaricare. Come al solito le forme sono più interessanti dei contenuti. Credo sia particolarmetne riuscita la trasformazione delle tabelle numeriche. FAtemi sapere

In questo periodo non ho il tempo neanche per respirare (lo avrete capito), ma questa bellissima presentazione ve la voglio proprio segnalare. Ci risentiamo in tempi migliori :-)

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Per chi va di fretta (e chi, oggi, non va di fretta), e non vuole perdersi almeno i titoli delle cose più interessanti pubblicate in giro su presentazioni e public speaking, suggerisco di dare almeno un’occhiata alla rassegna settimanale public speaking tips, curata da Andrew Dlugan.

Week In Review

 

Questa settimana ad esempio sono segnalati bellissimi articoli sull’uso delle metafore, sulla gestione dell’imbarazzo, o sulla comunicazione non verbale.

Oltre ai consueti riferimenti a presentazioni memorabili trovate in giro.

Da leggere e sottoscrivere.

 

Dave Paradi realizza da parecchi anni una survey periodica sui fattori che disturbano maggiormente il pubblico nelle presentazioni. Ha da poco pubblicato i risultati dell’ultima edizione, e al primo posto (come nelle precedenti edizioni)  si piazza l‘abitudine di leggere le slide durante una presentazione (73,8%)

powerpoint-reading-slides

Ecco la classifica completa:

The speaker read the slides to us – 73.8%
Full sentences instead of bullet points – 51.6%
The text was so small I couldn’t read it – 48.1%
Slides hard to see because of color choice – 34.0%
Overly complex diagrams or charts – 26.0%

 

L’immagine l’ho presa da un bel blog, Terrificapresentations, che scopro solo ora.

 

Vi segnalo una presentazione *fantastica*, creata da un non professionista e dedicata esclusivamente alla creazione di diagrammi sulle slide (ovvero frecce, processi, schemi e così via).

View more presentations from otikik

I consigli sono davvero dettagliati, ed espressi in modo impaccabile

 

Davvero non saprei che cos’altro aggiungere, se non di fare tesoro di questi preziosi suggerimenti.

 

 

 

Tutti noi siamo, per così dire, “addestrati” ad un andamento retorico del nostro modo di presentare che ha radici profonde,  che possiamo fare risalire alla retorica antica e, in tempi più ravvicinati (ma non poi tanto), a Quintiliano. Questo andamento è la classica dispositio, ovvero l’arte di disporre gli argomenti secondo uno schema che più o meno è questo:

  1. exordium, esordio, tentativo di accattivarsi l’uditorio delectando e movendo con ornamenti;
  2. narratio, esposizione, esposizione dei fatti, per docere l’uditorio, in ordine cronologico o con una introduzione ad effetto in medias res;
  3. argumentatio, argomentazione, dimostrazione delle prove a sostegno della tesi (confirmatio) e confutazione degli argomenti avversari (refutatio);
  4. peroratio, epilogo, la conclusione del discorso, muovendo al massimo gli affetti dell’uditorio e sviluppando pathos.

(Fonte: Wikipedia).

Lo avete riconosciuto? Si, è il buon vecchio tema in classe, ma anche la tesi di laurea, la tesi di dottorato e così via. Questo pattern è quello che ci viene consegnato dalla tradizione, e che si infila subdolamente nelle nostre email, nei nostri articoli, nelle nostre presentazioni.

Muovere da questo schema ad uno schema nuovo richiede un processo di apprendimento e di verifica, fatto spesso in età adulta.

Bene, non la faccio troppo lunga, perché in realtà volevo solo segnalarvi un bel post di Olivia Mitchell che spiega perché è una buona idea mettere la conclusione (o il “succo) all’inizio della vostra presentazione. Le ragioni sono valide. In questo modo:

  • Fornite all’audience un “contesto”, ovvero un “pattern” entro il quale collocare quello che direte dopo
  • Aumentate l’attenzione
  • Potete permettervi di ripetere durante l’esposizione i concetti-chiave
  • Facilitate i processi di decisione

Ci sono anche casi particolari in cui potete violare questa regola, ma  la maggior parte di questi casi non coincide con quelli che vengono di solito addotti (ad esempio: “devo comunicare una brutta notizia”).

E’ un principio valido per la scrittura in rete, ma vale anche per le presentazioni. E ce ne accorgiamo ogni volta che viene violato, ovvero quanto un presentatore comincia il discorso spiegandoci la storia dell’azienda (“nasciamo nel 1986, come joint venture”, echissenefrega), la mission e tutto il contorno che conosciamo.

Insomma, andate la punto subito, o almeno provateci.

 

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