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Per chi va di fretta (e chi, oggi, non va di fretta), e non vuole perdersi almeno i titoli delle cose più interessanti pubblicate in giro su presentazioni e public speaking, suggerisco di dare almeno un’occhiata alla rassegna settimanale public speaking tips, curata da Andrew Dlugan.

Week In Review

 

Questa settimana ad esempio sono segnalati bellissimi articoli sull’uso delle metafore, sulla gestione dell’imbarazzo, o sulla comunicazione non verbale.

Oltre ai consueti riferimenti a presentazioni memorabili trovate in giro.

Da leggere e sottoscrivere.

 

Dave Paradi realizza da parecchi anni una survey periodica sui fattori che disturbano maggiormente il pubblico nelle presentazioni. Ha da poco pubblicato i risultati dell’ultima edizione, e al primo posto (come nelle precedenti edizioni)  si piazza l‘abitudine di leggere le slide durante una presentazione (73,8%)

powerpoint-reading-slides

Ecco la classifica completa:

The speaker read the slides to us – 73.8%
Full sentences instead of bullet points – 51.6%
The text was so small I couldn’t read it – 48.1%
Slides hard to see because of color choice – 34.0%
Overly complex diagrams or charts – 26.0%

 

L’immagine l’ho presa da un bel blog, Terrificapresentations, che scopro solo ora.

 

Vi segnalo una presentazione *fantastica*, creata da un non professionista e dedicata esclusivamente alla creazione di diagrammi sulle slide (ovvero frecce, processi, schemi e così via).

View more presentations from otikik

I consigli sono davvero dettagliati, ed espressi in modo impaccabile

 

Davvero non saprei che cos’altro aggiungere, se non di fare tesoro di questi preziosi suggerimenti.

 

 

 

Tutti noi siamo, per così dire, “addestrati” ad un andamento retorico del nostro modo di presentare che ha radici profonde,  che possiamo fare risalire alla retorica antica e, in tempi più ravvicinati (ma non poi tanto), a Quintiliano. Questo andamento è la classica dispositio, ovvero l’arte di disporre gli argomenti secondo uno schema che più o meno è questo:

  1. exordium, esordio, tentativo di accattivarsi l’uditorio delectando e movendo con ornamenti;
  2. narratio, esposizione, esposizione dei fatti, per docere l’uditorio, in ordine cronologico o con una introduzione ad effetto in medias res;
  3. argumentatio, argomentazione, dimostrazione delle prove a sostegno della tesi (confirmatio) e confutazione degli argomenti avversari (refutatio);
  4. peroratio, epilogo, la conclusione del discorso, muovendo al massimo gli affetti dell’uditorio e sviluppando pathos.

(Fonte: Wikipedia).

Lo avete riconosciuto? Si, è il buon vecchio tema in classe, ma anche la tesi di laurea, la tesi di dottorato e così via. Questo pattern è quello che ci viene consegnato dalla tradizione, e che si infila subdolamente nelle nostre email, nei nostri articoli, nelle nostre presentazioni.

Muovere da questo schema ad uno schema nuovo richiede un processo di apprendimento e di verifica, fatto spesso in età adulta.

Bene, non la faccio troppo lunga, perché in realtà volevo solo segnalarvi un bel post di Olivia Mitchell che spiega perché è una buona idea mettere la conclusione (o il “succo) all’inizio della vostra presentazione. Le ragioni sono valide. In questo modo:

  • Fornite all’audience un “contesto”, ovvero un “pattern” entro il quale collocare quello che direte dopo
  • Aumentate l’attenzione
  • Potete permettervi di ripetere durante l’esposizione i concetti-chiave
  • Facilitate i processi di decisione

Ci sono anche casi particolari in cui potete violare questa regola, ma  la maggior parte di questi casi non coincide con quelli che vengono di solito addotti (ad esempio: “devo comunicare una brutta notizia”).

E’ un principio valido per la scrittura in rete, ma vale anche per le presentazioni. E ce ne accorgiamo ogni volta che viene violato, ovvero quanto un presentatore comincia il discorso spiegandoci la storia dell’azienda (“nasciamo nel 1986, come joint venture”, echissenefrega), la mission e tutto il contorno che conosciamo.

Insomma, andate la punto subito, o almeno provateci.

 

Un esilarante video che mostra gli effetti di una presentazione fatta di punti elenco. Tra l’altro il presentatore usa uno dei peggiori template della storia, ovvero il testo bianco sotto l’orrido blu di prussia (vi segnalo en passant un articolo contro l’uso dei template preformati).

Per chi se le fosse perse segnalo altre tre presentazioni davvero super, tra cui una dello stesso autore della famosissima “Death by powerpoint“, Alekei Kapterev, che racconta (con le slide) come quella presentazione gli abbia cambiato la vita, almeno un po’.

View more presentations from @JESSEDEE

Come sappiamo, i punti elenco sono in genere una strada assai sdrucciolevole nelle presentazioni, e dove possibile tutti consigliano una qualche forma di “trattamento” che ne mantenga lo spirito cambiandone la visualizzazione. Ne ho già scritto segnalando alcuni suggerimenti e alcune proposte.

A completare il quadro ecco oggi un’altra carrellata di alternative, proposte da Elearningcoach, ovvero

Box di testo

Icone

Fumetti

Sagome

Diagrammi

Tabelle

C’è qualche ripetizione rispetto a quanto abbiamo già pubblicato, ma vale la pena comunque segnalare la proposta nella sua interezza :-)

Il rapporto tra colore del testo e colore dello sfondo, si sa, è uno di quei terreni minati dove si consumano i peggiori errori e si subiscono i peggiori orrori nelle presentazioni. Ne ho già parlato, ovviamente, in tanti altri post e qui ribadisco solo che il migliore rapporto testo-sfondo resta, nel 99% dei casi, il nero su bianco.

Oggi voglio solo segnalarvi un piccolo tool, creato da Dave Paradi, per calcolare l’efficacia del rapporto testo-sfondo. Potete utilizzarlo quando non vi sentite sicuri delle vostre combinazioni “audaci”.

La notizia ha già più di 2 mesi, me ne rendo conto, ma vale la pena citarla ugualmente: in Svizzera è nato un partito che ha come programma l’abolizione totale di Powerpoint dalla nostra vita. Secondo il suo pazzoide fondatore, Matthias Poehm, il programma di Microsoft farebbe sprecare 110.000 milioni di Euro ogni anno in Europa.

Il partito si presenterà alle prossime elezioni del 23 ottobre e staremo a vedere che cosa succederà. Per il momento ecco il video in cui Matthias spiega le ragioni del movimento.

Matthias ha anche scritto un libro sull’argomento. Staremo a vedere come andrà a finire.

 

 

 

 

Il panorama di luoghi online dove si parla di presentazioni & affini si arricchisce; da qualche mese è infatti attivo un nuovo blog (scritto in italiano e in inglese): si tratta di Garage presentation, animato da Gianluca Testa. Il blog contiene già qualche post, qualcuno interessante. Vedremo come proseguirà: per il momento buona lettura a tutti :-)

 

Voglio segnalarvi un bel libro che è uscito recentemente: Le parole sono importanti, di Gianluca Giansante. Il libro parla della comunicazione politica e analizza lo stile comunicativo di diversi attori della politica italiana, alle prese con la necessità di costruire consenso attorno alla propria proposta e ai propri progetti politici.

Perché ve ne parlo? Perché i presupposti teorici da cui parte Gianluca per “fare le pulci” ai messaggi dei politici sono gli stessi, mutatis mutandis, da cui parte qualsiasi buon presentatori nella normale comunicazione in pubblico. In altre parole,  i criteri per misurare l’efficacia di un messaggio politico sono gli stessi con cui un buon presentatore deve fare i conti.

Il libro infatti misura la comunicazione politica di oggi sulla base di alcuni presupposti generali, ad esempio:

  • inquadrare il proprio discorso all’interno di una narrazione e più in generale di un meccanismo narrativo,ovvero una storia con eroi, antagonisti, situazioni critiche;
  • usare metafore che lavorino cognitivamente ad “illuminare” dei concetti (la metafora non è mai solo un abbellimento, quanto un potente strumento di conoscenza);
  • portare il proprio linguaggio su un terreno concreto, usando espressioni e termini che creino immagini tangibili nella testa degli interlocutori.

Sono solo alcune delle direzioni attraverso le quali misurare l’efficacia del messaggio politico. E’ sono il motivo per cui alcuni politici “funzionano” molto meglio di altri nell’attuale panorama mediatoci. Il libro è breve ma denso di riferimenti e ve lo consiglio, perché dice qualcosa a tutti su quali sono le direzioni da prendere per una buona presentazione.

Con questo consiglio di lettura vi saluto e me ne vado in ferie per qualche settimana. Fate i bravi :-)

Per chi fosse interessato a condividere esperienze, trucchi, segnalazioni sul tema delle presentazioni, vi segnalo il gruppo su Linkedin Risorse per relatori, creato da Cristina Rigutto. E’ un’ottima idea e un’ulteriore risorsa per mettere a fattor comune il lavoro di chiunque si trovi alle prese con presentazioni in qualsiasi ambito.

su Note & point hanno un approccio laico ed equidistante: Powerpoint o Keynote non fa differenza, purché le presentazioni siano di alto livello.  E molte lo sono. Un sito tutto da vedere (e da scaricare).

 

Non sono un manico dei font, e specialmente nelle presentazioni didattiche o di business tendo a restare su font classici, senza grazie e universali come l’Arial o il Verdana.

Tuttavia a volte serve qualcosa di diverso, magari un font con qualche caratteristica più marcata per presentazioni a forte impatto visivo. Dove trovarli? Uno dei posti più ricchi e curiosi l’ho scoperto da poco. Si chiama Dafont e se siete alla ricerca di un font particolare non resterete delusi.

Guardate ad esempio la pagina dedicata ai font senza grazie (solo in questa sezione ce ne sono 370)

Esempi di font su Dafont

Tutti scaricabili, tutti gratuiti.

Su PowerpointTips blog trovate altri esempi di valide alternative ai punti elenco classici. E’ sorprendente quante varianti si possono ottenere muovendosi dalla semplice idea lineare del testo.

Come potete vedere molti di questi esempi riescono a conservare la gerarchia interna tra i testi, ma usano lo spazio in entrambe le direzioni.

Rifacciamoci la bocca dalla presentazione precedente con un po’ di ottimi esempi: Mike Vardy ha pubblicato un elenco di 28 presentazioni di alto livello, da cui prendere ispirazione.

Sono tutte presenti su slideshare e sono tutte davvero notevoli. Da studiare.


 

 

La presentazione che segue testimonia una sconfitta, e precisamente una sconfitta del sapere pratico sul sapere teorico, posto che questa distinzione sia praticabile (lo so, a prima vista è una distinzione facile, ma solo a prima vista. Se ci fermiamo un momento a riflettere su che cosa designamo con questi concetti ci accorgiamo che le cose non sono così semplici).

In ogni caso, come potete vedere tratta di presentazioni, leggendola si capisce che ha preso a piene mani dal mio libro (senza citarmi, va beh lasciamo perdere, credo che gli autori siano solo dei ragazzi) e che le persone hanno studiato bene i concetti ma…la presentazione è racapricciante.

Ora mi chiedo (e vi chiedo): quanta distanza c’è tra la perfetta conoscenza teorica e la  – pessima – realizzazione pratica? Siamo sicuri che  scrivere, tenere lezioni, pubblicare articoli sulle presentazioni efficaci sia sufficiente? Guardando questa roba credo proprio di no.

I tool online per trovare presentazioni mi lasciano sempre perplesso, perché pescano un mare di risorse, ma la qualità media di queste ultime è davvero scadente.

Uno di questi è certamente QPowerpoint, che permette di trovare moltissime risorse, specialmente in ambito medico. Qualità Mediocre. Ma può essere molto utile per trovare esempi negativi da mostrare, come questa perla qui in basso.

Ma che è, l’invasione dei cyloni? Macché, è una presentazione sull’Alzheimer (che te lo fa venire). Aiutoo!

sfondo sbagliato

Le persone cercano significati generali alle cose che diciamo loro. A volte li trovano nelle storie che gli raccontiamo, a volte nei nettagli che non abbiamo considerato, a volte nel non detto delle nostre affermazioni. Le persone attribuiscono un senso complessivo a quello che diciamo, e lo fanno che lo vogliamo o no.

Le persone vogliono sapere il perché delle cose, e solo dopo si interessano al “cosa” o al “come”. A volte il perché è scontato, mentre in altri casi dobbiamo sforzarci di trasmetterlo. Sono temi importanti per le presentazioni, che determinano il loro andamento e la loro architettura: esistono architetture del “come” e architetture del “perché”, anche se dobbiamo essere consapevoli che una risposta al “perché” (perché siamo qui, perché ci dici questo, perché dovrei ascoltarti) verrà comunque data.

Sono temi davvero importanti, e per questo ho apprezzato molto il post di Garr Reynolds sull’argomento, ma ancora di più mi è piaciuta la presentazione di Simon Sinek alle TED che Garr segnala.

Prendetevi un quarto d’ora per guardarla: una lezione magistrale di public speaking (notate come ripete il messaggio chiave in punti specifici del discorso) oltre che un’importante digressione sul tema di ciò che  crea senso nelle nostre vite.

Ci sono anche i sottotitoli.

il buon Rick Altman è un altro dei tanti professionisti americani che si dedicano alle presentazioni efficaci, girando il Paese in lungo e in largo per portare il verbo di PPT.

Il suo sito non è un gran che, a dire il vero, ma contiene alcuni esempi di redesign di presentazioni che vale davvero la pena sfogliare.

Esempi di redesign di presentazioni

Esempi di redesign di presentazioni

Le trovate a questi tre indirizzi:

http://www.betterppt.com/consulting-services/makeovers/redesign/

http://www.betterppt.com/consulting-services/makeovers/technique/

http://www.betterppt.com/consulting-services/makeovers/message/

 

 

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