Vi rimbalzo un vecchio post di Garr Reynolds dedicato ai tanti usi scorretti delle immagini sulle slide. Mi accorgo ogni giorno che passa che il tema delle immagini è stategico e anche quando tengo i miei corsi il tema dell’uso corretto delle immagii è spesso un vero spartiacque.
In genere le persone magari hanno un’idea seppur vaga di come organizzare i testi per una presentazione, mentre per quanto riguarda le immagini spesso ammettono di non aver mai neanche preso in considerazione la possibilità.
E invece la possibilità c’è, e va usata bene. Sempre.
Vi devo confessare che il lavoro di Fabrizio Cornalba nell’ambito delle presentazioni efficaci non mi dispiace neanche un po’, ed è un vero piacere (anche se è un concorrente) segnalare le sue presentazioni, considerato che il panorama italiano a riguardo è piuttosto povero e – diciamocelo – in certe occasioni davvero scadente.
Questa breve presentazione – l’ultima del suo set su Slideshare – è davvero ben fatta e piena di consigli utili
Vi segnalo un bell’articolo di Powerpoint ninja dedicato alle strategie di contrasto per i grafici. Effettivamente i grafici di PPt o di altri strumenti, se lasciati a se stessi, rischiano di produrre dei disastri.
Ciò che serve è innanzitutto una strategia di contrasto, per far emergere i punti importanti, affiancata ad una strategia di alleggerimento, per eliminare le cose che non servono ed il rumore, ed infine una strategia di focalizzazione, in modo da far dire al grafico esattamente quello che vogliamo fargli dire.
Il post si focalizza sulla prima strategia
Per quanto riguarda le altre due strategie vi rimando ad un post che mi è stato segnalato da un commentatore: guardate le operazioni che vengono compiute progressivamente:
Un bellissimo video che spiega come la teoria di Mehrabian (secondo l’interpretazione “volgare” della quale l’aspetto verbale conta solo per il 7% nella comprensione di un messaggio) sia un mito da sfatare.
Un mito che ha resistito, anzi si è ingigantito, per più 40 anni.
Aaah, questo lo dico sempre anche io nei miei corsi. Le linee importanti devono *apparire* importanti.
E naturalmente il resto (didascalie, linee separatrici, ecc) dovrebbero affievolirsi quando non scomparire. Il risultato dovrebbe essere qualcosa del genere, come mostra Jan Schultink in un suo post:
Insomma, dovremmo cercare di creare una gerarchia visuale anche per quanto riguarda le linee e le forme grafiche in genere. Assolutamente condivisibile (e praticabile).
VI propongo alcuni esempi di rifacimenti di slide realmente create, rifacimenti che ho effettuato per illustrarli in un corso che ho tenuto recentemente per funzionari della Pubblica Amministrazione.
Come al solito trovate gli esempi “prima” e “dopo”. Sono solo esempi, che ho fatto velocemente e senza essere peraltro padrone della materia. Che ne dite?
Il buon Dave Paradi continua a sfornare video tutorial che illustrano come operare su alcuni dettagli di una presentazione. In questo video ci spiega il modo migliore per mostrare una serie di dati comparandoli con la media. E questo è il risultato
Prima:
Dopo:
Insomma, l’elemento più importante consiste nel trasformare l’istogramma della meda in una linea che faccia da spartiacque tra i dati sotto la media e quelli sopra la media.
Una delle regole che cerco sempre di osservare, nelle mie lezioni agli adulti o nei miei interventi pubblici, è quella di buttarla, dove possibile, “sul personale”. Voglio dire: cercare appena posso di trovare – e trasmettere – delle storie che mi siano capitate realmente e che possano illustrare pienamente un concetto o una tesi, come consiglia saggimente anche Garr.
Ma questa “deriva” dall’impersonale di un tema al racconto di personalissime esperienze non è esente da rischi: se la storia non è ben congegnata e pertinente la “tecnica narrativa” rischia di trasformarsi in un boomerang mentre l’immagine di noi rischia di trasformarsi in quella di egocentrici e petulanti oratori. Per questo, personalmente, calibro sempre la quantità, il tipo e le “dosi” di storie che posso e devo raccontare. Metterla sul personale, raccontare aneddoti e storie è insomma una piccola “arte minore” da apprendere sul campo e richiede un certo “esprit de finesse” per poter essere esercitata con profitto.
L’articolo esprime questi rischi in modo sensato e intelligente: se le nostre digressioni personali non sono pertinente al tema (non lo “illuminano”) e non sono in accordo con il tipo di setting e di platea, il rischio di essere controproducenti è assicurato.
Insomma, tutti vogliamo ascoltare storie, ma le storie devono servire a qualcosa.
Sempre dal bellissimo Powerpoint ninja vi segnalo un bel post dedicato alla strategia per eliminare il lunghi punti-elenco dalle vostre slide.
La strategia è qualcosa di cui abbiamo parlato spesso, e consiste nel focalizzare e nell’eliminare. Il buon Brent Dykes illustra la terapia in 5 steps, prendendo come esempio il nuovo Star Trek.
Eccola:
Fase 1: consapevolezza del problema
Fase 2: Evidenzio i punti chiave
Fase 3: “taglio” tutto il resto
Fase 4a: aggiungo un’immagine
Fase 4b (extreme): rimuovo tutti i punti e aggiungo altre immagini
Ora, questo è un post provocatorio, mi rendo conto, ma il metodo che descrive è sensato, ed in fondo non fa altro che esplicitare una serie di strategie che, alla fine sono tutte legittime.
In realtà a volte è sufficiente evidenziare, mentre altre è necessario anche tagliare. Infine, a volte è davvero indispensabile aggiungere anche un’imamgine.
insomma, questo metodo può essere preso anche come un insieme di tecniche ognuna utilizzabile autonomamente.
Ok, inizia la presentazione live e per prima cosa il presentatore parte illustrando la mission dell’azienda.
La mission? Hai detto la mission? Ancora la mission? Insomma, avete capito: questo è, nella maggior parte dei casi, un errore.
Iniziare con la mission significa perdere nel migliore dei casi l’attenzione e nel peggiore dei casi la stima del proprio uditorio. Che è venuto ad ascoltare noi, le nostre soluzioni o le nostre proposte e non sa che farsene di una cosa della quale spesso non sappiamo che farcene nemmeno noi.
Questo post di Powerpoint Ninja mi ha fatto venire in mente un programmino che uso molto spesso ma che non ho mai citato. Il problema è questo: a volte siamo alle prese con la scelta di colori per una presentazione e dobbiamo magari scegliere un coloro che sia lo stesso del logo del cliente.
Ora, qual è il colore esatto? Per scoprirlo è necessario qualcosa che ci dica al volo l’esadecimale o il valore RGB. Altrimenti, siamo cstretti ad andare a caso e perdere – davvero – un sacco di tempo.
Powerpoint ninja cita una serie di tool ma io sono affezionato ad un programmino eseguibile semplicissimo che pesa niente e lo puoi portare su una chiavetta.
Il suo nome è Pixie, e mi ha tirato fuori dai guai in moltissime situazioni.
In pratica lo squint test serve a capire se lo schema generale di una slide e il suo senso si capiscono anche se la slide viene scossa e diventa un po’ “strabica” così:
Il blog l’ho scoperto grazie a Luisa, anche se vi devo confessare che il suo libro giace – intonso – da mesi sul mio scaffale.
Eh, la dura vita dello studioso-consulente, costretto nella tragica condizione (per la cronaca, tecnicamente la condizione tragica è quella in cui il soggetto si trova costretto tra due necessità contrapposte, o se volete tra due universali antinomici) la tragica condizione di non poter studiare a sufficienza a causa della consulenza e di non poter aumentare la consulenza a causa dello studio.
Va beh, insomma, il buon Stephen Few ha un blog nel quale parla di dati, statistiche e relative visualizzazioni. Ad esempio nel suo ultimo post ci mostra la “torta impossibile“.
Che cos’è la torta impossibile? Guardate qui sotto:
Una simpatica serie di presentazioni dedicate alle presentazioni efficaci.
Insieme formano un corso di quella strana “scienza di Powerpoint” oggi sempre più frequentata. La serie non ha pretese di esaustività, ma lancia in modo efficace alcuni messaggi chiari.
Per me quelle interessanti sono la 4, la 5 e la 6.
Dave Paradi segnala sul suo blog alcune risorse (che non esita a farsi pagare) sul miglioramento dei visuals delle presentazioni. In particolare segnala una serie di video (non tutti interessanti a dire il vero) di cui fornisce delle anteprime.
Forse il più interessante riguarda la trasformazione di elenchi di date in eventi su un calendario, ed effettivamente mi sembra una buona idea (anche se il colore di sfondo della presentazione è davvero orribile).
Da così…
A così
Da così…
A così
Ok, niente di stratosferico: solo un modo per uscire dalla logica del punto elenco in una situazione che effettivametne richiede una rappresentazione bidimensionale
Un cosa che davvero ignoravo è che ci fossero tecniche e soprattutto mature discussioni in Rete sulle migliori tecniche per presentarsi ai venture capital.
Ovviamente questi problemi esistono solo in Paesi che hanno capital e che sono disposti alla venture, il che esclude a priori il nostro Paese e allo stesso tempo spiega perché ignoravo questa cosa delle presentazioni ai venture capitalist.
In un post del primo blog che ho segnalato trovate la sua ricetta per una presentazione ideale. Ha anche pubblicato su Slideshare una sua presentazione dedicata all’argomento.
Come vedete si punta molto sulla famosa “regola dell’ascensore”, ovvero i fatidici 30 secondi nei quali dovrebbe essere racchiuso il “succo”.
Ma sarà così anche per l’Italia? Mah… In ogni caso buona fortuna a tutti!
Non sapevo se segnalarla, perché l’esperimento non è venuto tanto bene, ma penso che sia legato al fatto che è una versione free.
In ogni caso, ecco una prova di conversione da PPT a Youtube, usando un programma che si chiama Acoolsoft. E’ scaricabile gratuitamente, anche se, come dicevo, la versione gratuita non offre possibilità di customizzazioni.
Una delle discipline più affascinanti legate alle presentazioni è certamente quella dell’information design, ovvero l’insieme di tecniche (unite alle geniali intuizioni) per rappresentare visivamente dati, relazioni tra dati, rapporti quantitativi, andamento dei fenomeni.
Un appassionato ed esperto della materia in Italia è Duccio Schiavon, che ho scoperto grazie ad una sua bella presentazione su Slideshare.
Gli esempi che Duccio propone sono davvero belli ed efficaci. Duccio descrive anche nel dettaglio i diversi scopi di queste tecniche. L’information design serve:
1) Per illustrare un fenomeno
2) Per analizzare dati
3) Per operazioni di pianificazione
4) Per rendere visibile l’informazione
La cosa interessante è che tutto questo è direttamente legato al tema delle presentazioni, proprio perché il materiale di cui si serve l’information deisgn è praticamente identico a quello usato per creare presentazioni davvero efficaci, ovvero immagini, colori, simboli, parole.
Il tutto all’interno di una dimensione prevalentemente spaziale-pittorica piuttosto che temporale-testuale.
L’information design è naturalmente anche un’arte, oltre che una scienza, (e del resto uno dei suoi massimi esperti, Edward Tufte, è stato chiamato “il Leonardo da Vinci dei dati”) il che significa che ci saranno sempre diverse soluzioni ad uno stesso problema.
Dobbiamo solo esercitarci, e gli esempi che propone Duccio sono un ottimo punto di partenza.
Dopo la laurea in filosofia mi sono occupato di teoria della comunicazione, in particolar modo legata al mondo aziendale. Oggi sono formatore e consulente specializzato su intranet, knowledge sharing, comunicazione interna, presentazione efficace. Suono il sax e il flauto traverso, scrivo, insegno e cerco di tirare avanti.