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Posts Tagged ‘Immagini’

Voglio segnalarvi un bel libro che è uscito recentemente: Le parole sono importanti, di Gianluca Giansante. Il libro parla della comunicazione politica e analizza lo stile comunicativo di diversi attori della politica italiana, alle prese con la necessità di costruire consenso attorno alla propria proposta e ai propri progetti politici.

Perché ve ne parlo? Perché i presupposti teorici da cui parte Gianluca per “fare le pulci” ai messaggi dei politici sono gli stessi, mutatis mutandis, da cui parte qualsiasi buon presentatori nella normale comunicazione in pubblico. In altre parole,  i criteri per misurare l’efficacia di un messaggio politico sono gli stessi con cui un buon presentatore deve fare i conti.

Il libro infatti misura la comunicazione politica di oggi sulla base di alcuni presupposti generali, ad esempio:

  • inquadrare il proprio discorso all’interno di una narrazione e più in generale di un meccanismo narrativo,ovvero una storia con eroi, antagonisti, situazioni critiche;
  • usare metafore che lavorino cognitivamente ad “illuminare” dei concetti (la metafora non è mai solo un abbellimento, quanto un potente strumento di conoscenza);
  • portare il proprio linguaggio su un terreno concreto, usando espressioni e termini che creino immagini tangibili nella testa degli interlocutori.

Sono solo alcune delle direzioni attraverso le quali misurare l’efficacia del messaggio politico. E’ sono il motivo per cui alcuni politici “funzionano” molto meglio di altri nell’attuale panorama mediatoci. Il libro è breve ma denso di riferimenti e ve lo consiglio, perché dice qualcosa a tutti su quali sono le direzioni da prendere per una buona presentazione.

Con questo consiglio di lettura vi saluto e me ne vado in ferie per qualche settimana. Fate i bravi :-)

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Che cosa succede se in una presentazione vogliamo inserire un’immagine che rappresenti un evento, un luogo, una situazione, un concetto? Ovviamente sceglieremo dei soggetti che rappresentino questi eventi, luoghi, situazioni e concetti. Tuttavia a volte l’effetto non è quello sperato, semplicemente perché l’immagine rappresenta “troppo”.

Un’immagine può contenere molte cose, e queste cose a volte combattono l’una con l’altra per la nostra attenzione, senza focalizzarla su nulla in particolare. Paradossalmente, riusciamo a cogliere l’essenza del “tutto” che vogliamo rappresentare solo se riusciamo a isolare un dettaglio che lo rappresenti. Anche in questo caso, quindi, si tratta di togliere, non di aggiungere.

Il tutto sta nei dettagli

Vi parlo di questo perché grazie a un post di Garr Raynolds ho potuto apprezzare questo video del designer John McWade, che racconta in un poco più di un minuto proprio questo tipo di situazioni. Jonh ha anche un sito che si chiama “Before and after” dove raccoglie alcuni i suoi lavori di graphic design. Molto utile.

 

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Si fa presto a dire: “In una presentazione cercate di usare le immagini”. Ok, abbiamo visto dove trovarle e abbiamo capito che sono importanti, ma come piazzarle all’interno di una presentazione? Ne ho già parlato qualche volta,  ma vale la pena tornarci su, anche perché ci sono alcune ottime risorse che voglio segnalare a proposito.

Ad esempio l’ottimo PowerpointNinja dedica due post all’argomento, il primo dedicato ai tipi di immagini più efficaci in una presentazione, il secondo alle tecniche di posizionamento ottimale sulle slide.

Sul primo punto (ovvero: quali sono le immagini migliori?) l’autore individua una serie di caratteristiche che fanno la differenza, ovvero:

  • rilevanza dell’immagine rispetto al tema trattato
  • assenza di clichet e immagini abusate (bersaglio, mani che si stringono ecc)
  • associazioni divergenti con il tema (
  • realismo delle immagini (no modelli laccati in uffici hi tech)
  • esagerazioni a scopo esplicativo
  • immagini di persone
  • immagini che raccontano storie
  • immagini che evocano emozioni
  • humor

La cosa fondamentale è capire in che punto si posiziona l’immagine nell’asse che va dalla distrazione all’immagine che fa il “botto”.

Moving from left to right, the images get more relevant and unique.

Nel secondo post si parla delle miglio tecniche di posizionamento e anche qui vengono individuati alcuni pattern:

  • Asimmetria
  • Spazio vuoto
  • Punti di vista
  • Prospettiva
  • Dettagli
  • rapporto primo piano-sfondo
  • Azione
  • Ripetizione
  • Colore

Empty space gives you a great spot to place text. (c)ThinkstockExtreme close-ups and cropping can really bring your images to life. (c)Thinkstock

Focus is used to emphasize the focal point of the image. The focus of an image isnt always in the foreground. (c)Thinkstock

Ma non è finita: Olivia Mitchell parla di alcuni errori nell’uso delle immagini che vale la pena tenere a mente (a dire il vero sono errori molto sofisticati), senza dimenticare il ruolo fondamentale del testo per valorizzare l’immagine e completarne il senso.

Clinton quote slide

Insomma, buone immagini a tutti. Con consapevolezza. :-)

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Uno dei problemi che ho sempre pensato fossero irrisolvibili con programmi poveri come Powerpoint era quello di mostrare solo un pezzo di immagine, sagomandola con una maschera. Cose da Photoshop, pensavo.

E invece ho coperto, grazie ad un post di Sticky slides che è possibile, con un trucco, farlo anche in Powerpoint.

I passi sono questi:

  • Scegliete un’immagine e selezionatela come “sfondo” della slide
  • Coprite l’immagine con un rettangolo (o un’altra immagine)
  • Aggiungete  una forma (o createla a mano)
  • Tra le proprietà della forma selezionate come colore lo “sofndo”

Avete ottenuto una sagoma che mostra la foto di sfondo dentro la maschera.

Ecco un esempio banale

maschera immagine in powerpoint

Lo so, non è niente in confronto alle cose mirabolanti di Illustator e similia, ma, credetemi, mi risolverà comunque parecchi problemi.

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Vi rimbalzo un vecchio post di Garr Reynolds dedicato ai tanti usi scorretti delle immagini sulle slide. Mi accorgo ogni giorno che passa che il tema delle immagini è stategico e anche quando tengo i miei corsi il tema dell’uso corretto delle immagii è spesso un vero spartiacque.

In genere le persone magari hanno un’idea seppur vaga di come organizzare i testi per una presentazione, mentre per quanto riguarda le immagini spesso ammettono di non aver mai neanche preso in considerazione la possibilità.

E invece la possibilità c’è, e va usata bene. Sempre.

Poorexample.010Poorexample.006

Poorexample.008

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Ecco un altro sito che, a differenza di altri siti professionali come Corbis, offre un campionario di immagini totalmente gratuite da scaricare e utilizzare.

L’interfaccia è un po’ bizzarra, ma dopo un po’ di si arriva.

Ciao

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Un’immagine bellissima (che ho visto per la prima volta sul blog di Catepol) riassume in modo chiaro il modo con il quale funzionano gli emisferi del nostro cervello.

Emisferi

Ora la domanda è: come riuscire, in una presentazione, a tenere conto di entrambi gli aspetti?

Sappiamo che , di default, una presentazione di rivolge alla nostra parte sinistra: il simbolo di questo “stile cognitivo” sono i punti-elenco con i quali spezziamo e strutturiamo i concetti. Dall’altra parte c’è chi, per evitare effetti “soporiferi”, condisce le presentazioni di effetti speciali e di colori, assecondando il lavoro dell’emisfero destro.

Va detto che entrambe queste strategie sono sbagliate: nessuna presentazione è efficace senza un lavoro integrato e coordinato su entrambi gli aspetti. Troppi concetti annoiano, e gli effetti speciali fine a se stessi ci lasciano con un pugno di mosche.

Dobbiamo tenere sempre fermo il nostro obiettivo che, in una presentazione è in genere quello di fornire informazioni (non di divertire, non di di rilassare, non di supire) allo scopo di insegnare, convincere, vendere, permettere a qualcuno di prendere decisioni.

Se teniamo fermo il nostro obiettivo  potremo usare gli strumenti migliori per supportarlo, integrando concetti ed esempi da una parte e immagini e schemi visuali dall’altra.

Una buona presentazione integra aspetti cognitivi ed aspetti emotivi in un tutto, con lo scopo finale di fornire  informazioni complete. Il fine, insomma, è il più delle volte cognitivi. Il mezzo è di volta in volta, una miscela di aspetti cognitivi ed aspetti emotivi.

Riuscire ad integrare in un tutto questi espatti è il cuore di una strategie vincente.

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