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Archive for luglio 2010

Il tema dei punti-elenco, e del tipo di narrazione che essi promuovono, è naturalmente sotto i riflettori da molto tempo. Olivia Mitchell ne parla da tempo, così come molti altri. I punti elenco appesantiscono le slide, annoiano, trasmettono l’idea che l’oratore sia poco preparato e pigro e, oggi come oggi, di fronte ai nuovi standard, danno l’idea che chi presenta sia poco aggiornato (e probabilmente è così).

Olivia da tempo propone il modello alternativo asserzione singola + evidenza visuale, sul quale sono molto d’accordo, anche se riconosco che esisterà sempre una “zona oscura” di elenchi che probabilmente non potrà mai essere eliminata.

Ad arricchire questo dibattito tormentato (e tormentone) si aggiunge oggi la ricerca empirica di Chris Athernon, psicologa inglese della Uclan University. Chris ha testato due tipo di slide con gruppi separati di utenti e ha chiesto loro di scrivere dei temi riassuntivi degli argomenti proposti nelle slide.

Il primo tipo di slide erano i classici punti elenco + grafici

tipiche slide con punti elenco

Il secondo tipo di slide era invece fatto con poco testo sparso su più slide, con l’aggiunta di schemi e diagrammi

slide senza punti elenco

La narrazione orale era la stessa in entrambi i gruppi di studenti testati. Il risultato è impressionate: il numero di argomenti segnalati nei temi nel secondo tipo di slide è raddoppiato:

lecture results

Questo significa che questo tipo di impostazione raddoppia in media l’efficacia dell’insegnamento.

Qui trovate i dettagli della ricerca, e di seguito la presentazione su slideshare della ricercatrice.

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Cari lettori, mi scuso per la lunga pausa, legata alla stesura del mio ultimo libro e riprendo le pubblicazioni su questo blog (come dico sempre, questo blog rappresenta il “lato oscuro” della mia attività… :-).

Oggi voglio segnalarvi la presentazione di Alberto, uno studente che, seguendo i consigli di questo blog, ha rivisto autonomamente una sua presentazione e ha pubblicato il risultato su Slideshare.

Il risultato, al di là di alcuni aspetti certamente migliorabili, è davvero interessante e dimostra che tutte le volte che riusciamo a trasformare le buone pratiche in regole, queste diventano trasmissibili e applicabili. Da chiunque.

Credo che questo passaggio dalle pratiche alle regole, questa scomposizione di un’attività in sottoattività ciascuna con un proprio canone, sia il vero spartiacque tra l’attività del singolo e la sua trasmissione ad altri, tra la pratica concreta e la sua divulgazione. Riusciamo ad insegnare solo dopo che abbiamo praticato, riflettuto, assimilato, generalizzato, trasformato le astrazioni in linee guida. Finché non compiamo questa operazione restiamo nel campo della pratica, non del suo insegnamento.

Questo naturalmente per quanto riguarda la didattica “tradizionale”: il garzone di bottega rinascimentale, così come il partecipante a una comunità di pratica utilizza invece la partecipazione periferica legittima, ma è ovvio che non sempre questo è possibile nel mondo digitale delle relazioni a distanza.

Questo ragionamento sui canoni e la loro trasmissione chiama in causa anche un dibattito antico, ovvero il rapporto tra stile e regole, tra originalità e manierismo. Ma credo che la questione si ponga oltre un certo livello della pratica:  i fondamentali sono uguali per tutti e una slide leggibile è solo il primo passo per più audaci realizzazioni.

Bravo Alberto.

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