Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for luglio 2009

Sul bellissimo blog Six minutes troviamo una serie di esempi di applicazioni della cosiddetta “regola del tre” nelle presentazioni.

Questa regola è molto usata in fotografia prevede che lo spazio venga preliminarmente diviso in una sere di 9 spazi regolari, all’interno dei quali posizionare in modo sapiente gli elementi.

Grglia di 9 spazi su slide

All’interno di questa griglia si formano automaticamente quattro punti caldi, che sono i punti focali e di maggior “peso” all’interno del visual.
griglia slide con posizioni

Il bellissimo post dedicato a questo tema riporta una serie di esempi e una serie di strategie e di esempi di utilizzo, che vado a riassumere

Regola #1 – Mettere gli elementi chiave in uno dei 4 punti “caldi”

uso della regola del 3 nei punti caldi

Regola #2 – Mettere gli elementi chiave lungo le linee orizzontali

uso della regola del 3 lungo le linee orizzontali

Regola #3 – Mettere gli elementi chiave lungo le linee verticali

uso della regola del 3 lungo le linee verticali

Regola #4 – Mettere gli elementi chiave in uno dei 4 punti “caldi” e contemporaneamente usare le divisorie

uso della regola del 3 nei punti caldi e lungo le linee

Il post prosegue con molti altri esempi. Assolutamente da leggere.

Read Full Post »

Come ho detto più volte in questo blog (e anche nel mio libro) il 3D è una di quelle opzioni di Powerpoint (come di altri programmi simili) che sarebbero da dimenticare, specialmente quando creiamo i grafici.

Un bel post di Powerpoint ninja riprende ed approfondisce questo tema, mostrando anche alcuni esempi. Guardate ad esempio questo grafico a torta, riportato nel suo post:

grafico a torta tridimensionale fuorviante

Come vedete sembra che fetta relativa alla Corea del sud sia più grande di quella relativa al Giappone, quando in realtà non è così. (per la cronaca: un altro consiglio a riguardo, che sottoscrivo del tutto, è quello di aggiungere le etichette alle fette della torta, per evitare strabismi e incomprensioni).

Il 3D crea disastri anche con gli istogrammi, come potete vedere nell’altro esempio del post:

effetti dei grafici tridimensionali - istogrammi

In questo caso diventa difficile capire quali sono i valori esatti delle barre, specialmente per le barre di minor valore.

In sintesi la domanda è: perché dovrei usare i grafici 3D? Se non avete una risposta pronta beh, sapete che cosa dovete fare…:-)

Read Full Post »

Molto interessante questo schema che propone Christophe Harrer sul suo blog (Empower your point), nel quale distingue tra presentazioni più o meno dettagliate e con o senza oratore.

Ecco lo schema:

schema dei diversi tipi di presentazioni

Come vedere alcuni tipi sono definite “tattiche”, mentre altre sono “strategiche”.

Lo trovo molto intelligente, e mi fa capire anche che nella mia professione di formatore sono molte di più le presentazioni “tattiche” che quelle “strategiche”.

Ecco perché non posso permettermi quasi mai il lusso di presentazioni totalmente “zen” (come immagino molti di voi). La vita è una grande via di mezzo….

Read Full Post »

…aggiornate i vostri aggregatori! (La cosa bella è che avevo già da tempo i feed su Feedburner ma mi ero dimenticato di sostituirli sul blog. E va beh…)

Read Full Post »

Presentazioni da ubriachi

Una divertente sit-com sul tema delle presentazioni aziendali con Powerpoint.

Ho trovato questo video in un blog abbastanza singolare: “Breaking Murphy’s Law“. Sottotitolo: Perché quando stai presentando, c’è sempre qualcuno che ti guarda”
:-)

Read Full Post »

Cliff Atkison ci fornisce alcuni consigli su cosa fare con il materiale “a valle” della presentazione, e su come proseguire così “la conversazione”, pratica sempre più diffusa da quando una pletora di “social-cose” si è affacciata nella nostra pratica quotidiana (blog, Twitter, spazi di condivisione di qualunque tipo).

Il senso è comunque che qualsiasi sia il tema della presentazione, è possibile – ed opportuno – estendere l’evento oltre i confini fisici nel quale si è prodotto.

Ecco una sintesi dei suoi consigli:

1. Record your presentation.
2. Post the presentation online.
3. Blog about the presentation.
4. Provide a script or captions.
5. Tweet your presentation.
6. Write an article.
7. Mention your presentation in your profiles.
8. Turn the presentation into a freebie.

E questo è il post completo: “8 Ways to Extend Your Presentations“.

Read Full Post »

Albert MehrabianPer chi non è avvezzo a questioni riguardanti le presentazioni in pubblico e il public speaking il nome di Albert Mehrabian potrà dire poco o nulla.

eppure la sua ricerca sulla comunicazione non verbale ha influenzato generazioni di specialisti, e molti consulenti (compreso, devo dire per onestà, il sottoscritto), si sono comodamente appoggiati ad una vulgata del suo famoso esperimento per poter affermare con serfica tranquillità che “gli esperimenti ci dicono” che l’efficacia della comunicazione è data per il 7% dalle informazioni, per il 38% dall’intonazione e per il 55% dal linguaggio del corpo.

Beh, questa, a quanto pare, è una sovrainterpretazione della ricerca, la quale negli anni ha prodotto una sorta di “mito” non confortato dalla ricerca stessa, la quale è stata fatta in mainera molto più limitata e con scopi differenti.

Come spiega Olivia in questo post, la ricerca riguardava unicamente la percezione di un osservatore esterno del rapporto tra un parlante ed un ascoltatore riguardo all’attribuzione di “simpatia” del parlante nei confronti dell’ascoltatore. Ora, questo risultato non permette di inferire nulla rispetto all’impatto effettivo dei diversi aspetti su una platea.

Bert Decker, come altri, ha cercato di rispondere a questa critica, osservando che se non vale la lettera della ricerca, vale quantomeno il suo spirito (post al quale Oliva ha prontamente risposto).

Ora, sono d’accordo sul fatto che la ricerca di Mehrabian sia stata ampiamente travisata, e non mi sorprende visto che era davvero comodo poter “sistemare” le cose nel modo che abbiamo visto. Tuttavia resta il fatto, indiscutibile, che i tre aspetti sopra visti (informazioni, aspetti paraverbali e aspetti corporei) concorrano sempre in varia misura alla buona riuscita di una presentazione.

Tra l’altro svariate ricerche empiriche (cito qui per rapidità solo il mio beniamino Gregory Bateson e i suoi epigoni) dimostrano come l’attribuzione di verità di un’affermazione passi per tutti e tre gli aspetti e, nel caso di incoerenze, sia il canale non verbale quello privilegiato (se dico che sono sereno e nel frattempo divento rosso in faccia i  miei ascoltatori danno retta più al mio rossore che alle mie parole).

Insomma, possiamo anche fare a meno dela controversa ricerca di Mehrabian, ma non possiamo dimenticare l’impatto che i diversi aspetti hanno nella nostra vita di comunicatori.

Read Full Post »

Dei bellissimi video (ok, sono dei video promozionali di Bert Decker, uno specialista di comunicazione, ma sono molto significativi ugualmente) che mostrano la trasformazione di alcuni impacciati oratori durante una sessione di formazione dedicata al public speaking.

Esempi di public speaking prima e dopo

Trovo queste trasformazioni davvero impressionati, dopo solo un giorno: questo sta a significare che per molto aspetti (ho detto molti, ma non tutti) si tratta innanzitutto di applicare alcune regole molto semplici, che migliorano la comunicazione in pubblico a prescindere dalle cosiddette “doti caratteriali”.

E quali sono queste regole? Beh, guardate i video e provate a capire quali siano le ricorrenze e che cosa rende più efficaci le esposizioni dei diversi relatori.

Ecco la pagina con i video dimostrativi.

Read Full Post »

Finalmente una ricerca empirica fa un po’ di chiarezza a proposito dell’uso delle animazioni personalizzate di Powerpoint durante una presentazione.

Come abbiamo sempre detto, infatti, le animazioni inconsulte, così come i suoni, sono unicamente dei fattori di disturbo della platea e raramente aggiungono balore alla presentazione. tuttavia io, come anche Olivia, ho sempre sostenuto che le animazioni potessero avere un ruolo cognitivo, se usate in modo saggio per fare apparire in modo progressivo degli elementi.

Ma sembra che anche questa non sia una buona strategia: secondo gli autori di una recente ricerca, gli studenti imparano meno se gli elementi appaiono poco alla volta con animazioni. In questo post, seguito da questo, Olivia racconta i dettagli della ricerca, svolto in modo piuttosto rigoroso (due gruppi di studenti a cui viene sottoposta una presentazione con e senza le animazioni, alla fine del quale viene fatto un test di apprendimento delle nozioni).

Risultati ricerca animazioni personalizzate powerpoint

Animazioni personalizzate powerpoint e apprendimento

Il risultato è abbastanza impressionante e anche controintuitivo: la stessa Olivia è restia ad accettarlo e prova a ipotizzare altre spiegazioni (ad esempio il fatto che la presentazione era continua, senza interruzioni che nel caso di una presentazione live invece aiuterebbero la comprensione progressiva).

Ecco un esempio dei due video presentati agli studenti:

Read Full Post »

Vi segnalo un bell’intervento di Garr Reynolds a proposito della semplicità. Potete vedere il suo intervento video (43 minuti) a Las Vegas, un capolavoro di public speaking supportato da bellissime slide.

Inoltre vi segnalo una serie di slide che Garr ha creato a partire da un sito dedicato all’alimentazione.
Il risultato è notevole. Questo è il post originale.

Read Full Post »

Nel blog di Olivia Mitchell trovate una serie di risorse dedicate all’uso di twitter durante una presentazione.

Tra le risorse trovate anche un documento scritto da un gruppo di scienziati tedeschi, che riporta una ricerca sull’uso prevalente di twitter durante le conferenze (PDF). il risultato è che ” ‘ sharing resources’ and ‘communicating with others’ were the most important uses of twitter for these respondents.” Qui trovate il post.

Olivia ha scritto anche un post con 8 cose che ha imparato dall’uso di Twitter durante un evento, e precisamente

1. Design your presentation for Twitter
2. Encourage your audience to tweet
3. Don’t forget the non-tweeters
4. Use multiple ways to monitor the Twitterstream
5. Ask the audience to retweet (RT) the tweets they want you to address
6. Let go of the illusion that you might know more than the audience
7. Tweet the questions you want the audience to respond to
8. You don’t have to respond to all the questions during your presentation

Infine, ecco un post sul tema di mostrare in tempo reale il twitter-stream su uno schermo durante la presentazione. La risposta è, in generale, negativa.

“My advice is to only show the twitter stream when it adds to the presentation- just like any visual.  With an actively tweeting audience, a twitter stream can move extremely fast. It will be very hard for the audience not to pay attention to the constantly moving screen – so it’s likely to be distracting. If it’s on the large screen it’s no longer an opt-in experience.”

Anche se si può accendere lo schermo con lo stream in particolari punti della presentazione, ovvvero quando

  • you ask for audience input on a particular point
  • you ask the audience for questions
  • you take “twitter breaks” specifically to look at the twitter stream and address any issues which have been raised.

Read Full Post »

Alcune recenti ricerche, condotte in Canada (British Columbia) e pubblicate su Science mostrano i diversi effetti del rosso e del blu sui task degli utenti.

In particolare la presenza di sfondi rossi aumenterebbe l’attenzione e la concentrazione sui dettagli, mentre gli sfondi blu favorirebbero il pensiero creativo e la “visione globale”. Il motivo è che il rosso è un segnale di pericolo, che risveglia l’attenzione e spinge a concentrrsi sui dettagli (ad esempio di un prodotto).

sfondo rossosfondo rosso

Un estratto dell’articolo:

“We associate red with danger and mistakes,” says Ravi Mehta, the lead author of the study, which was published online by the journal Science. “So what happens is this leads to avoidance motivation. People try to avoid mistakes and danger. That makes them focus on details.”

Blue, on the other hand, encourages an “approach motivation,” Mehta says. People relax, becoming more open to new ideas and creative solutions to problems.

Un motivo in più per ricordare a tutti che, in una presentazione, il rosso è l blu non dovrebbero mai essere presenti contemporaneamente (tanto meno come testo-sfondo).

Read Full Post »

Se, quando presentate una relazione, volete ridurre al massimo il volume di carte e fogli che avete davanti il modo migliore è creare un pocketmod!

Che cos’è? Nient’altro che un foglio A4 arrangiato in modo da contenere tutte le vostre annotazioni durante la presentazione. Crearlo è facile, grazie al wizard online.

Non resta che provarlo, associato alla presentazione su slide…

Read Full Post »

« Newer Posts

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 76 follower