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Archive for maggio 2007

Chiunque faccia il consulente o il formatore sa quanto sia utile e utilizzata la famosa lavagna a fogli mobili. Per me è una specie di coperta di Linus: senza lavagna a fogli mobili io non comincio mai a parlare in aula. E so che anche per altri è così.

lavagna a foglio mobiliSecondo me la lavagna a fogli mobili è uno strumento capace di creare quella che Etienne Wenger definisce la dialettica tra partecipazione e reificazione: è capace cioè di creare uno strato di sedimenti concettuali maneggiabili attraverso i quali negoziare i significati in un gruppo.

Beh, grazie all’ottimo Presentation zen scopro che ci sono molti siti dedicati a questo strumento (“flip chart” in inglese), come quello di questa società inglese, che ha creato un sito interamente dedicato all’argomento.

Ma anche altre società come la 3M hanno creato delle pagine apposite (questa e questa).

Altro che slides…Buona lettura.

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Le slide di Apollo

Le slide che produce questa società americana sono bellissime (sono lontani e credo non ci possano essere sospetti di pubblicità occulta…-).

Date un’occhiata al loro portfolio: credo troverete molto interessanti gli spunti che vengono proposti (ho una predilezione per questa serie…)

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Un divertente articolo di T.J. Walker che invita a non diventare schiavi di Powerpoint.

Il succo del discorso è condivisibile: un conto è la presentazione completa, ovvero quella che potrete lasciare o spedire per posta, fatta magari di 500 slide, e un conto è la presentazione concreta, fatta per il pubblico, che sarà composta solo dai punti chiave di quella particolare occasione.

In realtà questo è meno un problema di numero di slide che un problema di architettura e strategia. Se avete capito chi è la vostra audience, quali sono i suoi problemi e le sue aspettative specifiche, il vostro intervento sarà sempre e solo una accurata selezione delle cose che potreste dire.

Ricordate che, nelle presentazioni efficaci, il più è meno, e ll meno è più.

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Per quanto si voglia essere creativi, una presentazione è un prodotto assai strutturato; questa caratteristica può trasformarsi in un vantaggio cognitivo per i nostri ascoltatori, purché questa strutturazione sia pensata in modo organico e leggibile.

Una buona presentazione, quindi, comincia da una buona architettura (ovvero la costruzione della sequenza e la sua organizzazione interna). E una buona architettura è contrassegnata da una serie di elementi “paratestuali” che la rendono leggibile ai nostri lettori/ascoltatori.

Questo è tanto più vero per le presentazioni complesse, ovvero le presentazioni scientifico/didattiche che possono durare ore e essere composte da decine o centinaia di slide. In questo caso, senza avere una buon apparato di indici e indicatori interni, rischiamo di fare perdere i nostri ascoltatori.

Ogni presentazione di questo tipo, quindi, dovrebbe avere un andamento “canonico”, simmetrico e facilmente prevedibile, fornendo continui richiami paratestuali al posizionamento interno nella struttura.

Qu sotto è elencato un andamento-tipo:

Apparato di indici per presentazioni complesse

In questo modo vi assicurerete un apparato robusto e capace di “imbrigliare” tutti i vostri contenuti.

Peraltro la creaziione di questo apparato rappresenta anche una sorta di prova del nove: se non riuscite a organizzare i contenuti in questo modo e qualche cosa vi “sfugge” (vedi: slide figlie di nessuno) significa che dovete ancora lavorare un po’ sui vostri argomenti.

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Richard Mayer è uno psicologo californiano che ha scritto un articolo importante sulle modalità di apprendimento negli ambienti multimediali.

Questo articolo è molto utilizzato da chi si occupa di e-learning, perché stabilisce alcuni principi, basati su ricerche sperimentali, sulla base dei quali è possibile regolarsi per l’erogazione dei contenuti audio-video-testuali.

Marco Coinu ne propone una sintesi in italiano, pubblicata sul portale Elearnngtouch.

Vale la pena di riportare una sintesi dei principi, perché hanno molto a che vedere anche con il tema delle presentazioni con le slide

  • Principio della divisione dell’attenzione (Split Attention Principle): i discenti imparano meglio quando il materiale didattico consente loro di non dividere l’attenzione fra diverse fonti di informazioni che fanno riferimento alla stessa modalità cognitivo-sensoria;
  • (Leggi: non mettere musica in sottofondo sulle slide mente parlate – Non parlate alla platea mentre mostrate i video)

  • Principio della modalità (Modality Principle): i discenti imparano meglio quando le informazioni verbali sono presentate per via vocale-auditiva come narrazione parlata piuttosto che in modalità visiva come testo scritto;
  • (Leggi: nella presentazione siete voi che parlate i protagonisti, non le vostre slide, che restano solo un supporto all’esposizione orale)

    Principio di ridondanza (Rendundancy Principle): i discenti imparano meglio da animazioni e narrazioni parlate, piuttosto che da animazioni, narrazioni parlate e testo scritto, se le informazioni visive sono presentate insieme alle informazioni verbali;

    (leggi: accompagnate sempre il vostro testo con immagini rappresentative)

  • Principio di contiguità spaziale (Spatial Contiguity Principle): i discenti imparano meglio quando il testo scritto e il materiale visivo sono fisicamente integrati piuttosto che separati;
  • (leggi: accompagnate sempre il testo con immagini, e posizionateli in modo che si appartengano reciprocamente sulla slide)

  • Principio di contiguità temporale (Temporal Contiguity Principle): i discenti imparano meglio quando i materiali visivi e verbali sono sincronizzati (presentati contemporaneamente) piuttosto che separati nel tempo (sequenzializzati);
  • (leggi: Accompagnate il vostro discorso con immagini sincronizzate sulla slide)

  • Principio di coerenza (Coherence Principle): i discenti imparano meglio quando i materiali estranei sono esclusi dalle spiegazioni multimediali.
  • (Leggi: cercate di togliere e non di aggiungere sulle vostre slide)

    Un grazie a Marco Coinu per il suo lavoro

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    Powerpoint può essere molto efficace, a patto che rispettiamo le sue specifiche caratteristiche di media. In particolare, ogni media ha un suo specifico rapporto con lo spazio e con il tempo. Possiamo dire che l’ascolto della musica si svolga nel tempo; ma anche la lettura di un libro, se ci riflettiamo bene, è prevalentemente un processo temporale, se consideriamo lo spazio della scrittura solo come una linea che si snoda e riproduce il discorso orale.

    Un sito web, al contrario, è un oggetto più spaziale che temporale (come ha ben rilevato Bolter nel suo “lo spazio dello scrivere”).

    Sono solo degli esempi. E Powerpoint? Powerpoint ha la singolare caratteristica di sfruttare la temporalità a livello globale (dell’intera presentazione), proprio come un discorso orale (frammenti che si snodano nel tempo, in un’unica direzione), mentre è un oggetto altamente “spaziale” al livello locale ( di singola slide).

    Temporalità globale

    Spazialità locale

    Le migliori presentazioni tengono conto di questa peculiarità del media e la usano a proprio vantaggio, ovvero:

    1) Pochi frammenti di informazione per ogni slide (temporalità)
    2) Disposizione significativa degli elementi testuali e grafici per fare risaltare i reciproci rapporti specifici (spazialità).

    Ecco perché se scriviamo le slide come se stessimo scrivendo un libro la cosa non funzionerà. Anche se i contenuti sono magnifici e interessanti. Sulla carta.

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    C’è vita dopo Powerpoint?

    In questo video del comico americano Don McMillan sono elencati i peggiori errori che si possono fare in una presentazione con PPT. Con un po’ di sforzo si capiscono anche le battute, ma nel complesso è abbastanza comprensibile comunque.

    Grande…

    Life After Death by PowerPoint

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