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Archive for aprile 2007

Citando il wiki

Che cosa succederebbe se un gruppo di persone che lavorano nella scuola si mettesse assieme per costruire manuale collettivo di comunicazione digitale? Ne verrebbe fuori un bel wiki, all’interno del quale poter leggere il manuale. Molto bene fatto.

Ma non solo: scavando dentro al wiki si trovano anche alcuni preziosi suggerimenti sulle presentazioni, come le regole per una diapositiva ben formata (di questa ne riparliamo) o i consigli di stile per orientare una presentazione.

Bravi ragazzi…

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Extreme restyling

Così, tanto per giocare, ho scaricato una presentazione sul parlare in pubblico fatta dalla CGIL ligure (la potete scaricare da qui) e ho provato a rivedere una slide in particolare.

Come potrete notare la presentazione ha molti peccati di “ingenuità” sul piano della costruzione: template preformati, uso eccessivo dei colori, troppo testo, font inadeguati eccetera.

Ecco la slide originale

Slide affollata e non piramidale

Ed ecco il mio rifacimento

Slide rifatta 1

Slide rifatta 2

Come vedete ho fatto due slide, cercando di dividere gli argomenti, ho aggiunto delle immagini, ho tolto alcuni elementi inutili, ho uniformato il font e gli ho dato una precisa gerarchia di grandezza e ho fatto una serie ulteriore di aggiustamenti che lascio a voi il compito di individuare.

E’ poco più di un gioco, ma spero possa mostrare che le slide migliori tengono sotto controllo degli elementi, e li usano per migliorare l’impatto complessivo.

A presto

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Ricorda un po’ la regola dei 20 secondi di cui ho parlato più sotto, ma vale comunque la pena segnalare questi consigli per una buona preparazione di una presentazione.

By Garr Reynolds

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La notizia è un po’ vecchia, ma pensavo valesse la pena di segnalarla. E’ successo a Portland due anni fa e per molto tempo ho pensato che fosse uno scherzo. A dire la verità non sono ancora sicuro che sia vero: è troppo incredibile.

Ma la cosa più incredibile credo sia assistere al suicidio di una persona con un tale senso dell’ironia. E’ proprio il caso di dire: seppelliti dalle risate.

Nell’articolo trovate molte delle slide usate dal manager, con tanto di grafici e clip art

powerpoint_suicidio

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Forse mi ero dimenticato di pubblicare su questo spazio le mie slide sul public speaking (già pubblicate su slideshare e sull’altro blog). Eccole.

Ma, già che ci siete, data un’occhiata anche a questa serie di video che  riprendono una lezione dal vivo di Robert Gedaliah (e collaboratori) sul public speaking.

Qui si parla di contatto oculare (the “most important skill”):

E qui dell’uso del famoso “tasto B” di Powerpoint:

Ed ecco il link alla serie completa dei video.

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Un’immagine bellissima (che ho visto per la prima volta sul blog di Catepol) riassume in modo chiaro il modo con il quale funzionano gli emisferi del nostro cervello.

Emisferi

Ora la domanda è: come riuscire, in una presentazione, a tenere conto di entrambi gli aspetti?

Sappiamo che , di default, una presentazione di rivolge alla nostra parte sinistra: il simbolo di questo “stile cognitivo” sono i punti-elenco con i quali spezziamo e strutturiamo i concetti. Dall’altra parte c’è chi, per evitare effetti “soporiferi”, condisce le presentazioni di effetti speciali e di colori, assecondando il lavoro dell’emisfero destro.

Va detto che entrambe queste strategie sono sbagliate: nessuna presentazione è efficace senza un lavoro integrato e coordinato su entrambi gli aspetti. Troppi concetti annoiano, e gli effetti speciali fine a se stessi ci lasciano con un pugno di mosche.

Dobbiamo tenere sempre fermo il nostro obiettivo che, in una presentazione è in genere quello di fornire informazioni (non di divertire, non di di rilassare, non di supire) allo scopo di insegnare, convincere, vendere, permettere a qualcuno di prendere decisioni.

Se teniamo fermo il nostro obiettivo  potremo usare gli strumenti migliori per supportarlo, integrando concetti ed esempi da una parte e immagini e schemi visuali dall’altra.

Una buona presentazione integra aspetti cognitivi ed aspetti emotivi in un tutto, con lo scopo finale di fornire  informazioni complete. Il fine, insomma, è il più delle volte cognitivi. Il mezzo è di volta in volta, una miscela di aspetti cognitivi ed aspetti emotivi.

Riuscire ad integrare in un tutto questi espatti è il cuore di una strategie vincente.

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Una presentazione è un oggetto che presenta una serie di informazioni strutturate e disposte in un preciso ordine, sia globale (per tutta la presentazione) sia locale (all’interno della singola slide). Al contrario di una comunicazione fatta in Word le informazione su una slide (come, del resto, nei siti web) partecipano di una dimensione spaziale: il loro senso non è indipendente dal modo con il quale le informazioni sono disposte nello spazio della slide.

Troppo spesso mi capita di vedere presentazioni nelle quali è assente questa consapevolezza: la disposizione delle informazioni sembra obbedire ad una logica di “sacco da riempire“, senza alcuna strategia preliminare:

Slide non strutturate

Non crediate che questa cosa non si noti: il nostro occhio percepisce istantaneamente simmetrie, somiglianze, appartenenze reciproche, gerarchie visuali. E quando non riesce a trovare questi elementi l’impressione generale è quella di confusione, anche se gli elementi in gioco sono pochi.

Per questo è necessario, (come del resto sa benissimo qualunque grafico, sia tradizionale sia web) costruire una gabbia grafica ideale nella quale inserire le informazioni.

Griglia per le slide

Potete dividere la slide in 9 – 12 – 16 parti ideali (Garr Reynolds parla, a questo proposito, della regola del tre) e ogni informazione che inserirete (testo, immagini, grafici, ecc) occuperà una o più porzioni di questi spazi, secondo  una logica rigorosa e riconoscibile.

Questa gabbia non sarà, ovviamente, visibile al vostro pubblico, ma potete stare certi che l’occhio la percepirà nel momento in cui ne farete uso.

Gabbia grafica ideale per slide 1

Gabbia grafica ideale per slide 2

Gabbia grafica ideale per slide 3

Non è necessario che siate precisi al millimetro: è sufficiente che abbiate la consapevolezza di questa divisione ideale e che cerchiate di inserire le informazioni in modo coerente con essa.

In questo modo farete risaltare quello che è importante e quello che è marginale e avrete un criterio certo per definire le appartenenze reciproche degli oggetti.

Il risultato, sotto il profilo dell’impatto visuale, è assicurato.

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